| bar_sport () wrote, @ 2006-01-30 09:50:00 |
politica.
er catena entra a razzo nel bar con un sorriso clownesco: "fammi un campari, doppio gin!". lo servo cercando di vincere la voglia di chiederli cos'abbia da essere così su di giri; lui ammicca, sghignazza, alla fine crolla: "allora? l'hai visto?", chiede. "cosa?", domando a mia volta. "dai che hai rotto i coglioni per anni dandomi del visionario quando alla fine avevo ragione io!", dice con la vittoria negli occhi per poi scolarsi in un sorso metà del beverone rosso che gli ho preparato. "ma de che?", chiedo sinceramente. "ahò, sulla spiaggia, a negril, anni fa quando ci siamo andati, ti ricordi che io dicevo che avevo visto fini che s'accendeva un bicartine di maria sotto l'ombrellone e voi m'avete dato del visionario cannarolo per tutta la vacanza?", gli occhi mostrano la vendetta lungamente covata che finalmente trova sfogo. "embè?", chiedo. "embè ieri ha detto che lui anni fa in jamaica s'è fatto un cannone. pijatela in der culo.", si scola in un sorso quel che rimane nel bicchiere ed esce senza pagare.
vaticano.
la sora giuseppina, la perpetua di don celestino, mi telefona: le occorre il latte, e chiede se posso portarglielo che le fanno male le gambe e non riesce a far uscire don celestino a comprarlo. la sora giuseppina, poveraccia, c'ha le caviglie delle dimensioni dei polpacci. porta gambaletti contenitivi che per infilarli serve la vasellina, altro che il borotalco. però è tanto una brava donna: quando fa le fettuccine me ne porta sempre un po'. lascio il ciafrocchione al banco e attraverso la piazza, entro nell'appartamento che don celestino s'è adattato sul retro della canonica: "ma come mai non esce?", chiedo preoccupato alla sora giuseppina. "non lo so. sono giorni che s'è fissato davanti alla televisione, non si alza e se lo chiamo mi zittisce", risponde lamentosa la sora giuseppina con un filo di voce. entro nel tinello, don celestino, con la barba lunga e il colletto della tonaca slacciato, con gli occhi arrossati e le occhiaie gonfie guarda la tv cambiando freneticamente canale. "don celesti', ma che vi siete rincoglionito?", dico ad alta voce per superare il volume della tv. "no," risponde senza staccare gli occhi dal video e alzando il volume: "ma finchè non vedo ruini affermare dalla cei una condanna relativamente all'attuale legge sulla legittima difesa che equipara la vita umana alle merci io non mi stacco dalla tv!", urla, "e adesso fuori dai coglioni!". mentre rinculo verso l'uscita lo sento borbottare: "che straparla per ogni cazzata, difende embrioni, gameti, spermatozoi e intenzioni di scopata e poi... ma vaffanculo". la sora giuseppina mi guarda annuendo gravemente con evidente preoccupazione mentre zitto zitto me ne torno al bar.
esteri.
"hai sentito? il tuo tanto amato e decantato al fatah, che tanto hai osannato a svantaggio di quelli che chiami i terroristi di hamas ha occupato il parlamento palestinese e gli uffici della ue!", urla il sor aurelio in faccia al generale in un effluvio di vapori d'anisetta che dalla sua ugola passano al naso del generale. silenzio. silenzio. silenzio. "toc!", fa la mano di legno del generale schiantandosi sulla testa del sor aurelio che crolla al pavimento senza un gemito. "voi esagerate, generale", dico severo all'anziano ex militare qualche istante dopo, mentre premo del ghiaccio sulla fronte del sor aurelio, "andatevene va, che quando si riprende gli dico che ha avuto un capogiro, sennò sai che casino", aggiungo. il generale se na va chiedendomi di fargli uno squillo a casa per tranquillizzarlo, appena il sor aurelio si riprende.
.
er catena entra a razzo nel bar con un sorriso clownesco: "fammi un campari, doppio gin!". lo servo cercando di vincere la voglia di chiederli cos'abbia da essere così su di giri; lui ammicca, sghignazza, alla fine crolla: "allora? l'hai visto?", chiede. "cosa?", domando a mia volta. "dai che hai rotto i coglioni per anni dandomi del visionario quando alla fine avevo ragione io!", dice con la vittoria negli occhi per poi scolarsi in un sorso metà del beverone rosso che gli ho preparato. "ma de che?", chiedo sinceramente. "ahò, sulla spiaggia, a negril, anni fa quando ci siamo andati, ti ricordi che io dicevo che avevo visto fini che s'accendeva un bicartine di maria sotto l'ombrellone e voi m'avete dato del visionario cannarolo per tutta la vacanza?", gli occhi mostrano la vendetta lungamente covata che finalmente trova sfogo. "embè?", chiedo. "embè ieri ha detto che lui anni fa in jamaica s'è fatto un cannone. pijatela in der culo.", si scola in un sorso quel che rimane nel bicchiere ed esce senza pagare.
vaticano.
la sora giuseppina, la perpetua di don celestino, mi telefona: le occorre il latte, e chiede se posso portarglielo che le fanno male le gambe e non riesce a far uscire don celestino a comprarlo. la sora giuseppina, poveraccia, c'ha le caviglie delle dimensioni dei polpacci. porta gambaletti contenitivi che per infilarli serve la vasellina, altro che il borotalco. però è tanto una brava donna: quando fa le fettuccine me ne porta sempre un po'. lascio il ciafrocchione al banco e attraverso la piazza, entro nell'appartamento che don celestino s'è adattato sul retro della canonica: "ma come mai non esce?", chiedo preoccupato alla sora giuseppina. "non lo so. sono giorni che s'è fissato davanti alla televisione, non si alza e se lo chiamo mi zittisce", risponde lamentosa la sora giuseppina con un filo di voce. entro nel tinello, don celestino, con la barba lunga e il colletto della tonaca slacciato, con gli occhi arrossati e le occhiaie gonfie guarda la tv cambiando freneticamente canale. "don celesti', ma che vi siete rincoglionito?", dico ad alta voce per superare il volume della tv. "no," risponde senza staccare gli occhi dal video e alzando il volume: "ma finchè non vedo ruini affermare dalla cei una condanna relativamente all'attuale legge sulla legittima difesa che equipara la vita umana alle merci io non mi stacco dalla tv!", urla, "e adesso fuori dai coglioni!". mentre rinculo verso l'uscita lo sento borbottare: "che straparla per ogni cazzata, difende embrioni, gameti, spermatozoi e intenzioni di scopata e poi... ma vaffanculo". la sora giuseppina mi guarda annuendo gravemente con evidente preoccupazione mentre zitto zitto me ne torno al bar.
esteri.
"hai sentito? il tuo tanto amato e decantato al fatah, che tanto hai osannato a svantaggio di quelli che chiami i terroristi di hamas ha occupato il parlamento palestinese e gli uffici della ue!", urla il sor aurelio in faccia al generale in un effluvio di vapori d'anisetta che dalla sua ugola passano al naso del generale. silenzio. silenzio. silenzio. "toc!", fa la mano di legno del generale schiantandosi sulla testa del sor aurelio che crolla al pavimento senza un gemito. "voi esagerate, generale", dico severo all'anziano ex militare qualche istante dopo, mentre premo del ghiaccio sulla fronte del sor aurelio, "andatevene va, che quando si riprende gli dico che ha avuto un capogiro, sennò sai che casino", aggiungo. il generale se na va chiedendomi di fargli uno squillo a casa per tranquillizzarlo, appena il sor aurelio si riprende.
.