| Date: | 2006-01-30 09:50 |
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politica.
er catena entra a razzo nel bar con un sorriso clownesco: "fammi un campari, doppio gin!". lo servo cercando di vincere la voglia di chiederli cos'abbia da essere così su di giri; lui ammicca, sghignazza, alla fine crolla: "allora? l'hai visto?", chiede. "cosa?", domando a mia volta. "dai che hai rotto i coglioni per anni dandomi del visionario quando alla fine avevo ragione io!", dice con la vittoria negli occhi per poi scolarsi in un sorso metà del beverone rosso che gli ho preparato. "ma de che?", chiedo sinceramente. "ahò, sulla spiaggia, a negril, anni fa quando ci siamo andati, ti ricordi che io dicevo che avevo visto fini che s'accendeva un bicartine di maria sotto l'ombrellone e voi m'avete dato del visionario cannarolo per tutta la vacanza?", gli occhi mostrano la vendetta lungamente covata che finalmente trova sfogo. "embè?", chiedo. "embè ieri ha detto che lui anni fa in jamaica s'è fatto un cannone. pijatela in der culo.", si scola in un sorso quel che rimane nel bicchiere ed esce senza pagare.
vaticano.
la sora giuseppina, la perpetua di don celestino, mi telefona: le occorre il latte, e chiede se posso portarglielo che le fanno male le gambe e non riesce a far uscire don celestino a comprarlo. la sora giuseppina, poveraccia, c'ha le caviglie delle dimensioni dei polpacci. porta gambaletti contenitivi che per infilarli serve la vasellina, altro che il borotalco. però è tanto una brava donna: quando fa le fettuccine me ne porta sempre un po'. lascio il ciafrocchione al banco e attraverso la piazza, entro nell'appartamento che don celestino s'è adattato sul retro della canonica: "ma come mai non esce?", chiedo preoccupato alla sora giuseppina. "non lo so. sono giorni che s'è fissato davanti alla televisione, non si alza e se lo chiamo mi zittisce", risponde lamentosa la sora giuseppina con un filo di voce. entro nel tinello, don celestino, con la barba lunga e il colletto della tonaca slacciato, con gli occhi arrossati e le occhiaie gonfie guarda la tv cambiando freneticamente canale. "don celesti', ma che vi siete rincoglionito?", dico ad alta voce per superare il volume della tv. "no," risponde senza staccare gli occhi dal video e alzando il volume: "ma finchè non vedo ruini affermare dalla cei una condanna relativamente all'attuale legge sulla legittima difesa che equipara la vita umana alle merci io non mi stacco dalla tv!", urla, "e adesso fuori dai coglioni!". mentre rinculo verso l'uscita lo sento borbottare: "che straparla per ogni cazzata, difende embrioni, gameti, spermatozoi e intenzioni di scopata e poi... ma vaffanculo". la sora giuseppina mi guarda annuendo gravemente con evidente preoccupazione mentre zitto zitto me ne torno al bar.
esteri.
"hai sentito? il tuo tanto amato e decantato al fatah, che tanto hai osannato a svantaggio di quelli che chiami i terroristi di hamas ha occupato il parlamento palestinese e gli uffici della ue!", urla il sor aurelio in faccia al generale in un effluvio di vapori d'anisetta che dalla sua ugola passano al naso del generale. silenzio. silenzio. silenzio. "toc!", fa la mano di legno del generale schiantandosi sulla testa del sor aurelio che crolla al pavimento senza un gemito. "voi esagerate, generale", dico severo all'anziano ex militare qualche istante dopo, mentre premo del ghiaccio sulla fronte del sor aurelio, "andatevene va, che quando si riprende gli dico che ha avuto un capogiro, sennò sai che casino", aggiungo. il generale se na va chiedendomi di fargli uno squillo a casa per tranquillizzarlo, appena il sor aurelio si riprende. .
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| Date: | 2005-12-20 11:23 |
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finanza.
il generale e il sor aurelio sono già svegli, sebbene abbiano la faccia piuttosto stanca e la bocca impastata. hanno passato la notte nel bar, del resto alla chiusura erano troppo sbronzi perchè li si potesse lasciar andare in giro. sul pavimento una mezza dozzina di bottiglie di prosecco dimostrano inequivocabilmente l'importanza dell'evento festeggiato. "fammi un caffè, va, doppio.", dice il sor aurelio. "anche a me.", aggiunge il generale. "allora 'sto festeggiamento per le dimissioni der ciociaro com'è andato?", chiedo. i due si guardano sorpresi, un lampo illumina i loro sguardi, un sorriso lascia trapelare alcool maldigerito: "ah, già!", urlano in coro aggiungendo: "apri una boccia di prosecco, via!". ora io capisco i festeggiamenti, ma i saturnali duravano meno, cazzo.
sport.
carico la lavastoviglie e la faccio andare con quel suo ronzio monotono. er catena mi fa un cenno, dopo un istante si sta già scolando il suo camparigin. essendo vicino mi metto a sentire di che sta parlando. "nun capisco 'na cosa...", dice er catena ar murena, "se il saluto romano lo famo noi ce coricano de mazzate e c'aggalerano, se lo fa di cagno è solo una multa... a me non sembra una cosa normale.". er murena ci pensa un po' su e dice: "senti, ma te ce li hai diecimila euro da pagare ad ogni saluto romano che fai?"; "no.", risponde er catena. "ecco,", conclude er murena, "allora beccate le mazzate e amen.".
cronache.
samantha interrompe la lettura del giornale ed io quella del suo meraviglioso culo: "il papa dice che per natale bisogna riscoprire il silenzio...". il sor aurelio si scuote dall'hang over, solleva il capo e sgrunta: "e tanti auguri, parla lui che la sera ne ha una da dire su tutti i telegiornali, che ogni giorno ha un commentino suo o del suo scudiero ruini e che secondo me ha in programma delle comparsate anche alla melevisione. mo' gli mando una lettera dicendogli che mi piacerebbe riscoprirne uno di silenzio: il suo.". detto questo ripiomba con la fronte sul tavolino con un inquietante "toc!", samantha riprende la lettura ed io ricomincio a sudare. .
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| Date: | 2005-12-12 10:54 |
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esteri.
il sor aurelio scrolla tristemente il capo e richiude il giornale: "a dongzhou, in cina, la polizia ha sparato sulle persone che manifestavano contro la costruzione di una centrale a carbone temendo potesse essere pericolosa per la comunità.". il generale, distratto dall'articolo su di canio a livorno che da bravo laziale stava leggendo, a queste parole del sor aurelio si scuote prima, s'indigna poi ed urla infine: "sempre con questa presunta superiorità del comunismo voi! vergognatevi, anche in italia sappiamo bene come fare queste cose! guardi in val di susa come l'abbiamo saputa reprimere anche noi una analoga protesta popolare! sempre a fare i disfattisti senza aprire gli occhi su quel che di buono sa fare il nostro governo!". io taccio, i presenti tacciono, il bar stesso tace. al generale cambia lo sguardo, evidentemente capisce, si imbarazza, poi ridendo dice: "uè, scherzavo eh, sveglia!". timidi riprendono rumori e conversazioni.
cronache.
er catena è emozionato, ha deciso di fidanzarsi ufficialmente con la ragazza e mi sta finendo la bottiglia del campari mentre aspetta che arrivi peppe er rigattiere al quale ha chiesto un anello di fidanzamento. peppe er rigattiere non svuota solo le cantine ma le malelingue e la polizia hanno più volte avuto modo di pensare che ricettasse merce rubata. malelingue, appunto. ho tutto il tempo di fare un paio di lavastoviglie con le tazzine, i bicchieri ed i piattini usati nel corso della mattinata quando entra peppe. i due confabulano un po', er catena è perplesso e dopo un po' mi si avvicina con un astuccio e mi chiede, aprendolo: "che ne pensi?". avrei subito un commento, ma fingo di pensarci un po' su, poi gli dico: "a parte che è su tutti i giornali la notizia che se lo siano rubato, a parte regalare l'anello della morte per un fidanzamento, a parte che sopra c'è un teschio che non mi sembra proprio benaugurale, a parte tutto mi sembra occhei!". per un momento ho l'impressione che abbia colto, ma è un momento soltanto, con un sorriso er catena mi dice: "penso anche io che sia occhei!". guardo storto peppe, ma questi non raccoglie e con espressione serafica ordina due prosecchini per festeggiare.
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| Date: | 2005-11-30 12:47 |
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politica.
"basta...", dice don celestino con un filo di voce chiudendo il giornale. "che c'è don celesti'?", chiedo con un velo di preoccupazione nel tono della voce. "basta, basta... troppa grazia non fa bene.", mi risponde, "qui tra che non paga più l'ici nemmeno l'appartamento del mio sagrestano; tra la nuova crociata contro l'aborto mascherata in tante piccole subcrociate contro la sperimentazione su embrioni, contro la pillola abortiva, contro i preservativi e contro lo zompagalletto; con lo scagliarsi della chiesa contro i matrimoni gay, quelli misti, le unioni di fatto e i fidanzamenti delle medie inferiori e tutto, beh, basta: troppa grazia. finirà che la gente si rompe i coglioni e più che la fede perde la ragione. eccheccazzo, piano piano bisogna andare, piano piano... 'sto crucco più che a benedetto XV si ispira a schumacher!". gli offro un cordiale mentre ridacchio.
politica.
cerca di entrare nel bar il generale ardenti con un voluminosissimo bagaglio, ma non riuscendo, carico come è, a superare la soglia lascia alcuni scatoloni di fuori, fa un'occhiataccia minatoria ai giovani che cazzeggiano sotto al portico ed entra con un paio di buste piene di ferramenta. "una sambuca!", ordina con un sorriso smagliante. "ma che festeggia, generale? che sono tutte ste buste?", chiedo. "ah, ho investito i miei risparmi!", mi dice. "investiti, genera'? e in cosa?", continuo a domandare mentre metto una doppia mosca nella sambuca e gliela servo. "te lo dico solo a te, ma non parlarne che mi rubano l'idea, avvicina l'orecchio.". all'orecchio il generale mi dice che trasformerà in una cella una stanza del suo microscopico appartamento mettendoci inferriate, porta blindata, un pagliericcio e una palla con catena per il prigioniero. mi preoccupo. penso che gli abbia ripreso come negli anni settanta con la fissa dei colpi di stato, ma mi tranquillizza subito: "...perchè, come saprai, il ministro della giustizia castelli ha detto che con l'ex cirielli le carceri si sovraffolleranno, e io ci scommetto che verranno privatizzate: la mia sarà la prima prigione privata di roma!". ha un'aria davvero fiera e orgogliosa. "ma un carcerato in casa, generale, ma se l'immagina l'impegno? lei che non ha mai voluto nemmeno un cane.", gli dico spiacendomene subito nel vedere il suo viso raggiante rabbuiarsi. "capace che quei bastardi mi mandino pure un negro, o un trans! in casa mia!", constata il raggelato generale, poi si scola la sambuca d'un fiato, tace un istante e mi chiede: "che dici, giuseppe della ferramenta me la riprenderà indietro tutta 'sta roba?". "ma sì generale, si figuri.", gli dico offrendogli un altro giro di sambuca.
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| Date: | 2005-11-21 11:21 |
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politica.
come commerciante dovrei fregarmene. come persona ho alcune remore. il fatto è che qui intorno hanno tutti cominciato a mettere oggettistica natalizia in vetrina o sugli scaffali, che faccio? comincio ad addobbare il bar a metà novembre? non ne ho per niente voglia. mentre penso a queste amenità er catena poggia il campari e gin e legge ad alta voce dal giornale: "in kenya gli elettori, in gran parte analfabeti, voteranno per il referendum mettendo una croce su una banana, per dire sì, o un'arancia, per dire no.". percepisco che si sia girato e mi stia guardando. io non alzo gli occhi dallo scatolone con gli addobbi di natale. "senti...", mi chiede: "ma se lo facessimo anche da noi? che ne so: un evaso per simboleggiare forza italia, un chirichetto per an, la fatina dei denti per rifondazione e una barchetta di carta per i ds?". non lo ascolto nemmeno: la scatola mi ha ipnotizzato, 37 natali mi passano davanti agli occhi a ritmo accelerato. io il natale non lo festeggio, lo subisco. "no, per i ds è meglio uno strap-on.", dico. er catena ride. beato lui.
sport.
"quante ne avete fatte?", chiedo ai giovani affacciandomi fuori dal bar. "quattro.", risponde ridendo uno riccetto che non avevo mai visto prima. "solo quattro?", sono stupito, di solito si danno più da fare. "eh, che voi fa', erano tutti vecchi e padri de famija, mica je poi fa' la sciarpa a un padre de famija, no?", dice er pasticca facendo un espressione grave. gli altri annuiscono vigorosamente. "vabbè", dico e gli allungo l'alcool che mi avevano chiesto. dopo un minuto, mentre i giovani cantano la sempreverde hit "juventino ciucciapiselli", le quattro sciarpe bianconere vanno in fumo. "spero che non abbiate fatto troppo casino per prenderle.", dico. "ma de che...", dice er pasticca: "dopo un po' che je correvamo dietro ce le hanno regalate.". è la stessa frase che userei per commentare la partita dal punto di vista della roma.
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| Date: | 2005-11-15 04:42 |
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politica.
verso le cinque di pomeriggio passa brontolo, un barbone che raramente interrompe il suo borborigmico soliloquio. se ho qualche avanzo glielo do in un sacchetto di carta. oggi è davvero una pentola di fagioli: borbotta ininterrottamente e inintellegibilmente a voce alta. "che c'hai brontolo?", gli chiedo mentre gli passo il sacchetto. raramente risponde, ma quando risponde lo fa con tono pacato ed in buon italiano: "berlusconi. prima mi aveva promesso una casa, non sono passati nemmeno due giorni che già dice che è stato frainteso e che la casa la da agli sfrattati. gli da la casa popolare in cui già abitano am prezzo popolare. quindi non solo da casa a chi ce l'ha, ma se la fa pure pagare.". "ah.", riesco a dire solo questo. mi fissa per un secondo, poi riprende a borbottare e torna a spingere il carrello sul quale sono stipati all'inverosimile i suoi beni.
cronache.
il sor aurelio ride: "ma come, ieri il papa dice che rispetta la laicità dello stato ed oggi... hahahah!", "oggi cosa, sor aure'?", chiedo. il sor aurelio ride, ride come un pazzo, poi si blocca, porta le mani alla gola e diventa cianotico. samantha scatta, lo prende da dietro e con una mossa che avevo visto fare solo in tv gli fa sputare la nocciolina che gli si era incastrata in gola. il sor aurelio resta fermo un istante, poi, mentre ricomincia a ridere mi dice: "... ed oggi ruini si scaglia contro la finanziaria e la pillola abortiva". sorrido, più per lo scampatopericolo che non per il fatto in sé. "è che questi intendono il messaggio di cristo "non sappia la mano sinistra cosa fa la destra" mettendo al posto delledue mani ruini e ratzinger.", incalza il sor aurelio, che ringrazia samantha e se ne va. "complimenti 'a samà!", le dico. "grazie", dice lei con un sorriso, "ho fatto un corso di primo intervento poco tempo fa.". "non lo sapevo", le rispondo. "... eh, quante cose non sai...", dice lei uscendo a sua volta lasciandomi solo a pensare se ci fosse qualcosa da capire da quello che ha detto.
costume.
"a me me sembra 'na fregna.", dice er catena portandomi il giornale per mostrarmi un albero di natale capovolto. "ma che stronzata.", dico. "pare andasse di moda in europa nel 12° secolo.", dice er catena. "ah,", osservo, "allora può darsi tornino di moda anche le calzebraghe e il mantello, no?". er catena ride: "spero di no per te, che con quelle gambette corte faresti schifo assai.". faccio finta di restarci male e gli allungo il campari col gin. "comunque a me me sembra 'na fregna", chiude il discorso er catena.
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| Date: | 2005-11-10 02:18 |
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cronaca.
don celestino attraversa la piazza a passo svelto con la tonaca che svolazza. "fammi un cordiale, dai, che mi prende un infarto, mi prende.". in effetti ha il viso paonazzo e le vene del collo gonfie come pneumatici di tir: "che è successo, don celestino? le hanno di nuovo svuotato la cassetta delle elemosine? le hanno scolpito il cero pasquale a forma di pene, come l'anno scorso?". il prete ha dapprima un lampo negli occhi, mi sa che quella del cero se l'era scordata, poi torna ad uno sguardo più normale. "macchè, macchè. è questa demonizzazione del clero, questa infame campagna mediatica...". si interrompe per scolarsi d'un fiato il cordiale. "fammene un altro, via. ma ti rendi conto che sono andati a spulciare fino al cinquecento? fino al cinquecento per tirare fuori che macchiavelli da bambino fosse stato molestato da un prete!". si interrompe di nuovo e di nuovo scarica il bicchierino nelle fauci. penso che non ho mai conosciuto un prete cui non puzzasse il fiato. "ma te lo sai che il papa è stato accusato di aver coperto le molestie dei preti pedofili americani?". "e come è finita?", chiedo. "beh, ma ovviamente è innocente, no? gli usa hanno detto che essendo ora ratzinger un capo di stato avviare il procedimento è contro gli interessi della politica estera usa. una chiara dichiarazione di innocenza ed estraneità ai fatti che dirime ogni possibile dubbio.". certe volte mi chiedo se don celestino c'è o ci fa. poi mi allunga per pagare il solito euro segnato che ci rimpalliamo da qualche anno: io glielo do per elemosina e lui me lo rende quando viene a prendere un cordiale. me lo allunga con uno sguardo furbetto: secondo me ci fa.
esteri.
"ah, addis abeba, nuovo fiore, quanti ricordi...". il generale ardenti ha alzato gli occhi al cielo, poi li ha chiusi e adesso secondo me ha davanti un qualche episodio del film della sua vita. "che dice il corriere, di addis abeba, generale?", chiedo provocandone il ritorno in terra. "uh? cosa? ah, pare si sia calmata la rivolta.", risponde, "è che le ultime elezioni sono state un esempio da manuale di brogli e imbrogli.". "e se lo ricorda com'è addis abeba, generale?", chiedo. "e che ne so?", dice irritato, "chi l'ha mai vista addis abeba? ci arrivammo per primi, con la compagnia di ascari che comandavo, e quel coglione di badoglio ci fece fermare per entrare prima lui con le truppe nazionali. roba che i nazionali motorizzati arrivarono due giorni dopo di noi che andavamo a piedi. fammi una sambuca, va.". gliela faccio doppia.
costume.
samantha mi chiede se può strappare una foto dal giornale. "che foto?", chiedo. "il nuovo look delle conigliette di playboy.", mi dice, "l'hanno fatto ridisegnare a cavalli.". finisce di strappare e mi mostra la foto di una coniglietta sadomaso. "beh, un po' diverso dallo stile di playboy, no?", chiedo. "ma no, dai, che il tempo passa, la moda cambia. chissà se la sarta ce la fa a farmelo in tempo per carnevale...", chioccia samantha. "ah, quest'anno niente jessica rabbit?", domando. "eh, il tempo passa...", dice ridendo mentre esce. "e la moda cambia.", dico io per finire la frase in un bar che non m'è mai sembrato tanto vuoto.
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| Date: | 2005-11-07 02:06 |
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spettacoli.
"quest'autunno mite lo pagheremo con una primavera fredda!", esclama il sor aurelio entrando nel bar. in effetti si sta bene, non fa affatto freddo e se non fosse per l'acquazzone del fine settimana sembrerebbe d'essere ancora in primavera. "il solito caffè lungo macchiato caldo in tazza grande?", chiedo. accenna di sì con la testa mentre s'avvicina al frigo dei gelati sul quale sono in mostra i quotidiani ad uso degli avventori. mentre sono girato di spalle il sor aurelio esclama: "ha! ce lo sapevo io!", "cosa?", gli chiedo mentre, avvicinatosi al bancone, versa tre cucchiaini abbondanti di zucchero in quel caffè che somiglia più ad un cappuccino che non ad un espresso. il sor aurelio mi risponde, con aria soddisfatta: "bonolis torna a roma!", e ridacchiando prosegue: "lo sapevo io che il clima di milano, per uno che ha provato quello di roma, non si sopporta, non c'è soldo che tenga!". "ma dice che è per il tempo, sor aurè?", domando all'anziano. capisco che ad una certa età sia l'argomento di conversazione preferito, ma adesso farne il perno intorno al quale ruotano le nostre vita mi sembra eccessivo. "no, non è il tempo, è sul corriere.", risponde il sor aurelio con il labbro ornato da bellissimi mustacchi di schiuma lattea. diventa sempre più sordo. ogni giorno di più.
cronaca.
er catena conclude: "insomma se semo arivati a che due s'ammazzano pe' n'parcheggio, davero dio è morto!". il generale è velocissimo, con la stessa mossa che fa big jim quando gli premi il pulsante sulla schiena solleva e cala la mano artificiale in legno di quercia sulla testa del catena con un sinistro "toc!". er catena fa una faccia strana, si gira con una espressione interrogativa alla volta del generale che lo ammutolisce con un: "non si bestemmia in mia presenza!". la replica di solito sarebbe immediata, ma sul viso del catena si sta formando un rigagnolo rosso. "'a cate', mettite un po' de ghiaccio", gli dico porgendogli uno straccio con dentro qualche cubetto. er catena è incredulo, il generale è il generale, mica può mettercisi a fare mazzate. "'a genera', ma che siete scemo?", chiede tamponandosi la ferita. non si sente nulla per un secondo. il secondo dopo si sente solo: "toc!".
politica.
"cioè, fammi capire bene...", dice samantha la sciampista all'amica sua lorella: "se fanno la legge che scagiona previti è ok, ma se fanno la legge che lo manda dentro non è ok.". "esatto", dice lorella che è molto considerata da samantha perchè ha studiato, ha un diploma di estetista, ed è nella politica, si fa scopare da un assessore provinciale di forza italia. "mah, guarda davvero non capisco.", dice samantha con le mani tra i vaporosi capelli biondi. "è facile, no? ti ricordi jovanotti? pensa positivo? ecco, se è a favore di previti è in positivo, no? a fa-vo-re. se è contro è negativo, è una cosa negativa che porta negatività a tutti. è come la cattiveria, no, che dopo che l'hai detta sbatti un gomito sullo spigolo e capisci che era una cattiveria.". adesso samantha annuisce vigorosamente, il fatto è che lei di politica non capisce una mazza, ma su giovanotti è fortissima, finisce di bere la centrifuga di carote e se ne vanno.
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| Date: | 2005-09-13 10:12 |
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sport.
mentre sistemavo il bancone pensavo a mio padre, che aveva gambe corte e buone come le sue idee mentre io allungo le mie come delle onde, perdendomele all'orizzonte. in certe foto gli assomiglio molto. credo che il somigliargli dei figli sia una sottile vendetta dei genitori. il generale ardenti è entrato e si guarda attorno, capisce che il bar è chiuso e rinuncia alla sambuca, ma non al giornale. un poliziotto ha sparato ad un giocatore in campo, mi dice dopo un po'. continuo a pulire. ha fatto bene, borbotta a bassa voce richiudendo il quotidiano ed uscendo senza salutare.
cronaca.
ad ora di pranzo il bar ha un'aspetto più decente. mi siedo a fumare una sigaretta e vedo passare la signora eloisa con l'uréo sulla testa. ha riaperto? volevo un litro di latte scremato, chiede. le rispondo che domani apro e che sono qui solo per pulire. le chiedo come sta, la vedo raggiante. bene, benissimo! ha sentito della mia collega che ha ritrovato quella povera ragazza in un lago del nord? le rispondo che l'ho visto in televisione. e la gente è ancora scettica! ah, lo so io che mi tocca subire! aprissero gli occhi! finita la frase comincia a muovere le mani come silvan strabuzzando gli occhi per poi, alla fine, mostrarne solo il bianco. e se ne va. senza salutare.
spettacolo.
a sera si mettono davanti al bar i giovani. a certi collegherei un generatore alle gambe: per quanto le muovono pur rimanendo nello stesso posto potrei benissimo alimentarci il bancone del bar. ascolto con la coda dell'orecchio una animata discussione su chi vinca o chi perda ed alla fine si parla di scommesse. ahò, dico se giocate il picchetto gioco anch'io, eh. s'azzittano, mi guardano e in coro mi rispondono sprezzantemente: parlavamo di matrix e porta a porta, eh, mica de carcio, e se ne vanno. ci credereste? senza salutare.
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| Date: | 2005-08-01 11:07 |
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cronaca.
non so come mai continuo ad aprire alle cinque e mezzo il bar, specie oggi, che è il primo agosto e sono partiti praticamente tutti. sto mettendo dentro i cartoni di latte che mi hanno consegnato e mi incazzo perchè ad oreste, che col camioncino cura il rifornimento, avevo spiegato che da oggi di latte me ne avrebbe dovuto portare la metà e invece ha fatto come gli pareva, o meglio come gli conveniva. si ferma una centoventisette avana, targata rieti, ne esce ahmed con un'altra persona e furtivamente mi si infilano nel bar. ahmed, come mai così presto? che ti preparo? caffè? thè alla menta? gli chiedo. ahmed si guarda intorno prima di parlare: serve consiglio. l'altra persona nel frattempo si apposta all'ingresso e guarda in strada: è un arabo, piuttosto giovane e, sembra, preoccupatissimo. se posso volentieri, dimmi: che c'è? chiedo. allora: mio amico hussein è figlio di mohamed, che ha sposato soraya, che è sorella di yussuf, che è cugino di primo grado di alì figlio di muhammar che è cognato di fatma che è nipote di abdul che è testimone di nozze di nadir che è nipote di secondo grado di yassir. mi dice mentre cerco di nascondergli che a soraya mi sono perso: e allora? chiedo nel tono più neutro possibile. come allora? dice ahmed sorpreso del fatto che io non abbia capito, allora yassir è cugino di terzo grado di fathi, il fratello di hamdi, quello delle bombe. secondo te polizia arresterà anche hussein?. lo tranquillizzo, ma mi ci vuole tempo e nel frattempo mi faccio aiutare a tirare dentro le cassette del latte.
cronaca.
samantha festeggia: da quando ha letto sul giornale che per il financial times le italiane portano il tanga meglio delle brasiliane ha un sorriso se possibile più smagliante del solito. samantha è una antesignana del tanga: con i laccetti fuori dal jeans, in trasparenza sotto al pantalone bianco, come sia sia samantha l'ha portato per la gioia degli occhi di grandi e piccini. mentre si ciuccia un ace, grande concessione alla sua dieta perenne, fa sporgere il culo quasi fosse un trofeo: hai capito? pure a le brasigliane je damo 'na pista così!, ed alza l'ace brindando col mondo. sinceramente se fosse per samantha non avrei alcun dubbio: le spetta il tanga d'oro. nun vedo l'ora di andare al tierra caliente, venerdì, per sbatterglielo in faccia a quelle culone de brasigliane! cinguetta. ma il culo o l'articolo? chiedo. samantha ride. io sudo.
cronaca.
la sera sto per togliere lo scivolo dall'ingresso e chiudere quando arriva mizio. che stai chiudendo? ce la faccio a prendermi un caffè? mi domanda. come no, ma freddo, eh, che ho appena finito di pulire la macchina. mentre beve il caffè gli chiedo: eh, mizio, ma hai sentito 'sta storia di porto rotondo? dalla faccia che fa l'ha sentita: strabuzza gli occhi e fa una smorfia con la bocca: l'ho sentita, l'ho sentita. un vero peccato! non potrò andare a porto rotondo quest'anno, mannaggia! ridiamo assieme. sento parlare di barriere architettoniche da quando ho sette anni, ora ne ho trentasette: trenta anni e ancora si parla di barriere architettoniche laddove sono stati rifatti i marciapiedi almeno una volta, dove sono stati costruiti centri commerciali su più livelli senza ascensori. saluto mizio, mentre si allontana in carrozzina, guardo lo scivolo e penso il peggio che posso.
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| Date: | 2005-07-29 16:18 |
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politica.
samantha, la sciampista che lavora dalla parrucchiera di fronte, odia la sua datrice di lavoro ed ama berlusconi. non c'è un legame preciso tra gli antitetici sentimenti, almeno fino ad oggi. samantha a pranzo mangia solo insalata, verde e senza olio né sale: questioni di linea. mangia insalata e legge il giornale fermandosi sempre su qualche notizia che riguarda il suo silvio e me la spiattella in faccia. hai visto che paraculo sirvio? mi dice. no. c'hai un pezzo di insalata tra i denti. che dice? le chiedo mentre carico la lavastoviglie. che quando parla quello dell'opposizione si deve fare nonnò con la testa, hahaha, che fijo de 'na mignotta. rido con lei che si blocca quando entra simona, la parrucchiera. ciao bello, mi dai un tramezzino salame e uovo? mi chiede chinandosi sul bancone e fornendo ai miei ormoni un buon motivo per scatenarmi una rivolta interna. samantha nel frattempo fa nonnò con la testa.
cronaca.
20 milioni? urla il generale ardenti con le mani ai capelli. o meglio, con la mano sulla pelata. 20 milioni? ripete. che c'è, generale?, gli chiedo portandogli la sesta sambuca della giornata. che c'è? c'è l'esodo, la migrazione: 20 milioni di italiani in partenza per le vacanze domani. se si spostano tutti assieme c'è rischio di terremoto, santo cielo! mi spiega facendo toc toc con la protesi sull'articolo poggiato sul frigo dei gelati. rido. poso la sambuca e gli chiedo: generale, ma con 'sto caldo come fa a bere sambuca?. l'anziano militare a riposo mi guarda sollevando le sopracciglia e con un tonno basso e virile mi risponde: caro mio, come pensi che possiamo essere sopravvissuti a gondar quando finì l'acqua? penserai mica che davvero mangiassimo piombo al posto del pane vero?. mi ritiro in buon ordine e non mi volto anche sentendolo ridacchiare.
scienza e cultura.
al tavolino dei ggiovani pippo er tossico tiene lezioni di '77. c'avete presenti i buchi sul muro della chiesa? 'na raffica. passarono con una centoventisette e... tatatatatatatà! altro che le stronzate che fate voi. i ragazzi se lo guardano, i più spavaldi fanno una battuta, ma pippo non se li fila. fammi un baby va. mi dice avvicinandosi al bancone. non gli raccontare quelle storie, no? gli dico ironicamente, non inquinare la purezza delle loro giovani menti. pippo si trinca il baby d'un fiato e mi dice: ma tu lo sai che alle origini dell'universo sono serviti gli idrocarburi policiclici per far sì che noi possiamo trovarci qui ora? sono uno dei peggiori inquinanti possibili, eppure... cerco di richiudere la bocca: la mascella m'è calata ad "idrocarburi" ed a "policiclici" m'è del tutto affondata. mentre pippo torna al tavolino dei ggiovani penso che a leggere i giornali aspettando gli spacciatori si imparano un sacco di cose.
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| Date: | 2005-07-25 14:18 |
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cronaca.
er carota arriva al bar, di solito, verso le tre del pomeriggio, mi fa stappare una ceres e si piazza al tavolino dei ggiovani a trafficare col cellulare. ogni tanto si alza e quando lo fa consuetudine vuole che io stappi un'altra ceres e gliela porga. normalmente intorno alla sesta ceres il telefonino comincia a funzionargli male e lui a smadonnargi contro. adesso siamo solo alla quinta birra e da cinque minuti sta fissando la statuetta di san cazziano che mio padre mise sulla mensola dietro la cassa molto tempo fa. mi giro a guardare anche io e, tornando a guardare er carota per capire cosa lo attragga tanto, lui mi prende in contropiede affermando: ahò, ma a san cazziano jè venuta un'erezione! e lo dice con l'aria di uno di fronte ad un miracolo. mi giro a verificare ma non mi sembra differente rispetto al solito. lo dico al carota che mi risponde: adesso, ma prima s'è mosso... ha avuto un'erezione. ahò too ggiuro!. stappo la sesta bottiglietta al carota, mi sembra sia ora, poi giro il calendario di milly d'abbraccio sulla parete e penso che non dirò nulla di tutto questo a don celestino, che, lupus in fabula, entra anche lui nel bar sventolando una copia del corriere al grido: la madonna di acerra s'è mossa e la nostra neanche un occhietto! con tutte le preghiere che le rivolgo può essere solo colpa vostra! fammi un cordiale va, che mi consolo. lancio un'occhiataccia al carota che capisce, tace e ricomincia a smanettare col telefonino.
esteri.
la signora eloisa entra nel mio bar poche volte, questa è una di quelle, e non consuma mai: prende un litro di latte scremato e se ne va. credo sia timidezza, la sua, che maschera con un'aria altera e uno sguardo sprezzante. è pur vero che ha un aspetto strano, legato alla sua professione: fa la maga in un programma di cartomanzia che danno alla tv di quartiere. però è forte eloisa, la stimo: non deve essere facile farsi tutti i portici a testa alta dallo studio di registrazione al bar vestita da faraona. non me la riesco ad immaginare, del resto, se non conciata in quel modo. fosse per me sarebbe andata con l'urèo sulla testa anche alle elementari. arriva al frigo del latte, ma lo lascia perdere subito colpita da qualcosa che ha letto sul giornale. che leggeva, signora eloisa, se posso chiedere?, mi azzardo a dirle. niente, caro, leggevamo della "pulsa de nura" lanciata da un rabbino a sharon. risponde. la signora eloisa è così, usa il plurale maiestatis, veste da faraona egiziana e compra latte scremato della centrale.
sport.
al tavolino dei ggiovani stanno parlando dei "rossi" di sabato. i "rossi" sono una delle loro attività preferite per il week end: prendono i motorini e qualche pasticca e si divertono a girare passando col rosso. credo che sarà una moda di breve durata, anche perchè sembra che er cicala, svegliandosi al pronto soccorso la mattina di domenica scorsa, abbia chiesto agli infermieri dove fosse stato allettato er monnezza che era con lui sul motorino. dopo alcune ore di ricerche affannose e disperate er monnezza è stato trovato addormentato sotto ad una macchina nel luogo dell'incidente: appena in piedi ha detto un paio di bestemmioni per essere stato svegliato e se ne è tornato a casa. ah, no, mi correggo: non stanno parlando dei "rossi", ma di valentino rossi e delle cadute della gara di questo we.
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| Date: | 2005-07-22 14:00 |
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esteri.
la città comincia gradualmente a svuotarsi: ho ridotto gli ordinativi di latte fresco e di campari e sto appunto considerando se vendo più dell'uno o dell'altro quando davanti alla vetrina dell'ingresso passa a larghe falcate un trafelatissimo ahmed. ahmed è tunisino e da un paio d'anni vende cd piratati a cento metri dal mio bar, davanti al supermercato. ahmed viene da ksar addada, un posto in culo alla luna in tunisia che non ha altri pregi se non quello del tutto discutibile di un pessimo albergo ricavato dallo ksar che caratterizza il nome del luogo. ahmed mentre passa gira la testa dalla mia parte, vede che lo sto guardando con stupore e inchioda: mi si caccia nel bar. dopo due secondi di fronte all'ingresso del bar una massa composta da mezzo quartiere si accalca per entrare: mi precipito alla porta e la chiudo. che cazzo succede? chiedo alla sora ines che agita una baguette appena sfornata con risultato di profumare l'aria, piuttosto che d'essere minacciosa. ahmed mi si è messo dietro, come se sperasse nella mia capacità di salvarlo. è successo che è un terrorista! come quelli di londra! sbraita la sora ines. mi giro, guardo ahmed che non avevo mai visto, prima d'ora, sudato. torno a girarmi verso la sora ines: e che je lo fa' penza'? abbia pazienza... chiedo. c'ha lo zainetto! dice la ines in un coro di mugolii di approvazione della massa che la circonda. in effetti ahmed ha uno zainetto. glielo prendo, mentre la massa arretra timorosa. lo apro, mentre la massa sgrana gli occhi. tiro fuori un involto unto con dentro un mezzo pollo di rosticceria. è questa la bomba, sora ines?, di fronte all'evidenza la ines si arrende e la massa si disperde non senza che qualcuno gridi: comunque te tenemo d'occhio! quando si sono allontanati ahmed, bevendosi il goccio di pepsi che gli ho offerto mi dice: certo che crisi italia grave, eh. rubare pollo. a me... penso che sia meglio così, meglio che non c'abbia capito un cazzo.
scienze e tecnologie.
il generale ardenti legge il giornale appoggiato sul frigorifero dei gelati. ogni tanto da un sorso alla sambuca. ogni tanto urla: paese demmerda! ma per che cazzo ho combattuto io? il generale ardenti s'è fatto tutte le guerre a partire da quella di libia per arrivare alla guerra civile. dicono che il 25 aprile fosse l'unico che arrivò in valtellina. rimase lì, in una buca piena di viveri e di munizioni, ad aspettare il nemico fino al 1951. si dice anche che nel '51 in realtà lo portarono giù i carabinieri perchè aveva sparato una raffica ai primi sciatori che in quelle valli si cimentavano col telemark. ad un certo punto il generale sobbalza, s'arrossa in volto, si gira verso di me e grida: tecnologia demmerda! non hanno rispetto per niente! me lo fanno apposta! viene verso di me e mi mostra la pagina di giornale: arriva il bancomat antitruffa: legge le vene della mano. embè generale, che c'è?, chiedo non trovandoci nulla di strano. come che c'è? deficente! ribatte il generale picchiandomi in testa con lo stagionatissimo legno della sua mano artificiale. dimentico sempre che la mano del generale è rimasta a passo uarieu.
sport.
l'ingegner renga viene solo a prendere il latte, la sera, rientrando dall'ufficio. è sempre ben vestito, credo caraceni, e mal si intona a questo quartiere periferico. è dirigente in una grande società di informatica ed è venuto a vivere in periferia per il costo delle case, che in centro è ormai pazzesco. questo è tutto quel che so di lui, ma stasera è ciarliero: il wrestling in tv è uno schifo! una incitazione alla violenza! mi dice con l'aria sdegnata accennando algiornale aperto sulla pagina dello sport. come ha ragine, ingegnere... gli rispondo. io ai miei figli non lo farei mai vedere, ha! figurarsi! spiattellargli sulla faccia simili spettacoli! gli ripeto che ha ragione, però penso al fatto che spesso e volentieri la moglie viene al bar con dei grandi occhiali da sole anche quando piove. e una volta che non li indossava aveva un occhio nero. ecco il resto, arrivederci! dico. arrivederci! mi risponde. com'è beneducato e che uomo di buoni principi è l'ingegnere!
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| Date: | 2005-07-20 11:47 |
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cronaca.
intorno all'una, ma se fa molto caldo anche prima, arrivano gli operai del cantiere qui di fronte, o meglio uno dei cantieri qui di fronte, visto che ultimamente è tutto un buttare giù casette e sostituirle con casone. gli operai arrivano, mangiano un po' di panini, bevono un bel po' di birre, ruttano sparano due cazzate e se ne vanno. quando c'era ancora mio padre, al bar, se ne stupiva; diceva fosse un segno del benessere e che ai tempi suoi gli operai si portavano il pranzo da casa: oggi neanche gli extracomunitari lo fanno. il gruppetto che viene a mangiare da me è composto da due anziani, italiani, ed una squadretta di quattro extracomunitari tutti neri, non nel senso di africani, anche se uno è senegalese, ma nel senso che lavorano a nero. tempo fa erano cinque, ma poi uno non s'è più visto e gli altri hanno eluso le mie domande a riguardo. l'hai sentito della rapina al gioielliere? chiede uno dei due anziani all'altro mentre aspettano che finisca di scaldargli i panini cicoria, mozzarella e cotto, eh, li mortacci loro col kalashnikov ci sono andati! risponde l'interrogato al primo che fa una faccia grave a mo' di risposta. uno però pare che lo abbiano beccato, no? dico io per cercare di fare un minimo di conversazione, si, mortacci sua, quella è gente che non ha più rispetto per la vita e la dignità dell'uomo. mi risponde quello che aveva parlato per ultimo mentre l'atro aggrava maggiormente la sua espressione. a proposito, chiedo, ma alì, quello che lavorava con voi prima, che fine ha fatto? i due fanno la faccia dura: boh. chiedilo a lui, cazzo ne sapemo noi?. ed io glielo chiederei pure, non fosse che una mattina ha fatto colazione qui e poi non s'è più visto.
spettacoli e cultura.
se era mi' marito sai li carci ar culo! la sora ines è molto spontanea di solito, ma questa volta s'è superata. sora ines... la riprende don celestino mentre attacca il manifestino della festa parrocchiale sulla vetrina del bancone, cosa che mi fa rodere il culo ma tanto lui se ne frega e allora me ne frego anche io. eh, don celesti', ma lo sa che ha fatto st'americano? s'è fatto la baby sitter, s'è fatto. ahò e nun c'ha scuse: la moje, guardi qui sul giornale, è pure una bellissima donna!. don celestino lieto dell'invito si precipita a verificare, e verificato leggo nei suoi occhi una certa delusione nel constatare che della moglie sia rappresentato il solo viso e non le grazie. è colpa del demonio, sora ines! è il demonio che è tra di noi, che ci tenta! penitenza e preghiera, penitenza e preghiera! dice don celestino uscendo. eh, penitenza e preghiera, fosse così semplice! mi dice la sora ines con la faccia scettica. è, signora mia, che alla lunga pure le fettuccine co' le regaje de pollo stancano! le rispondo. la sora ines si fa una risata e poi mi dice con lo sguardo malizioso: è per questo che io a mi' marito je faccio ogni tanto pure li rigatoni! e se ne va.
esteri.
pippo er tossico arriva verso le undici, col giornale sotto braccio. pippo non s'è mai adeguato al duemila, vive come negli anni ottanta. credo che in realtà non si sia nemmeno accorto che siano finiti. eroinomane doc, duro e puro, non ha mai fatto un solo giorno di pausa: uno stakanovista della pera, cosa che in fondo lo ha messo spesso al riparo da un over. il giornale gli serve per passare il tempo: non avendo telefonino procede ancora con tecniche di approvvigionamento di venti anni fa: si apposta al bar e aspetta che lo spacciatore passi. nel frattempo legge il giornale, l'unità, che appunto si porta lui perchè io l'unità col cazzo che la compro. pippo è tollerato come uno dei brutti quadri che appese mio padre alle pareti: uno non lo guarda e finisce lì. pure er catena se ne frega di ritrovarsi davanti l'unità, si limita ad una faccia schifata e amen, ma è anche vero che pippo e er catena giocavano insieme a pallone, da ragazzini, al campetto. verso le undici e un quarto, dopo essersi scolato lo stravecchio che gli servo doppio così gli passa il tremito alle mani, di solito se ne esce con un commento. cento arresti di integralisti in pakistan, sarà contento shamir. dice alle undici e dieci, un record. shamir? chiedo, sì, shamir, uno che ho conosciuto anni fa quando ci sono stato in pakistan. uno che c'aveva una piantagione di papaveri. sarà contento che mo' c'è la fissa per gli integralisti: ai tempi andavano per papaveri e così almeno mo' lo lasciano in pace. me ne fai un altro? mentre gliene sto facendo un altro, doppio anche questo, pippo vede passare un tipo, si precipita fuori per seguirlo e per tutto il giorno non si fa più vedere. e lo stravecchio finisce che me lo ciuccio io.
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| Date: | 2005-07-18 11:33 |
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cronaca.
d'estate continuo ad aprire presto al mattino anche se, a parte quelli della nettezza urbana, gli unici a passare sono gli anziani del quartiere, di solito incazzati perchè la notte col caldo faticano ad addormentarsi. stamattina, mentre al banco c'era solo il generale ardenti, un militare in pensione e piuttosto sclerato che ordina solo sambuca e che da mattina a sera stecchisce più mosche del raid, entra nel bar er sor aurelio, trafelato, che sventolava il giornale: io lo sapevo, morammazzati, che finiva così! il sor aurelio è pensionato anche lui, lavorava al catasto e gli è morta la moglie qualche anno fa. si calmi sor aurè, mi dica che è successo intanto che le preparo il caffè... il sor aurelio il caffè lo prende lungo, macchiato caldo: praticamente un cappuccino, ma le pensioni del catasto sono quello che sono. è successo che i terroristi a forza di sfruculiarli ci fanno la guerra! guarda qui! in effetti il corriere sottotitolava: un mese di tempo per il ritiro dall'iraq, altrimenti sarà una guerra lunga e sanguinosa. il generale ardenti, che sino ad allora stava leggendo notizie sulle razze di cani dalle bustine dello zucchero, si volta verso il sor aurelio: eccoli! eccoli! gi eterni disfattisti! cacasotto! il sor aurelio impallidisce, poi arrossisce, poi diventa paonazzo e urla: cacasotto un cazzo! ci avete riportati un'altra volta in guerra! i due vecchi si fronteggiano paurosamente, per fortuna il caffè è pronto: lo verso in tazza grande e faccio un cappuccino che metto sul bancone tra i due, unitamente ad un'altra sambuca con mosca per il generale: su, non fate così che vi sale la pressione, ecco, offerto a tutti e due, via. la cosa sembra calmarli e si limitano a guardarsi di sbieco per il resto della giornata.
politica.
li ha mandati a casa tutti ti dico! dice er catena calando l'asso. al tavolino dei mezzaetà la partita a scopone sta prendendo una brutta piega: politica e scopone mal si conciliano. ma che cazzo? cali l'asso? er manetta non fa in tempo a finire la frase che già una scopa in più premia gli avversari. scusa mane', scusa, è che co' sta crisi in alleanza nazionale non ci sto più a capire niente. era sconfortato davvero er catena negli ultimi tempi: dopo essersi preso tutte le botte che giravano a roma negli anni settanta ed aver dato lui il resto mancante s'era ritrovato un giorno a fiuggi da solo, in una sala deserta, mentre tutti se ne erano andati e le signore delle pulizie gli passavano lo straccio sui piedi, a balbettare ma... ma... ne era uscito solo due giorni dopo, con lo sguardo spento, deciso a non mollare e con le scarpe più lucide della sua vita. eh, ho capito, risponde er manetta, ma mo' non è perchè ha dato due schiaffi a 'sti stronzi che sputano nel piatto dove magnano che te mi puoi calare l'asso, eh! però, siccome vincono, se ne frega in fondo in fondo. scusa, conclude er catena al quale però da qualche giorno hsnno ricominciato a brillare gli occhi.
esteri.
ad un certo punto del primo pomeriggio entra nel bar don celestino, il parroco, tutto sudato e vestito a festa con pure la croce che gli ha regalato il comitato di quartiere per i quindici anni dell'anniversario del suo arrivo: un pataccone d'oro con al centro un leone con due rubini al posto degli occhi. in periferia il leone coi rubini al posto degli occhi è d'obbligo, si fosse anche cardinali, anche papi non si può derogare. dammi un cordiale, carissimo, che sono emozionatissimo!, mi dice profondendosi in superlativi. che c'è don celesti'? che è successo?, mi informo, visto che don celestino è di solito molto calmo, e dopo pranzo normalmente se la dorme. è successo che gli americani restituiranno ai kanaka hawaiani le loro terre! capisci? un precedente! gliela facciamo rimangiare, agli italiani, porta pia! don celestino in effetti è un prete che quelli della vandea controrivoluzionaria gli fanno una pippa: in camera ha un ritratto del cardinale ruffo sotto al quale c'è sempre una candela accesa. eh, ma mica vale, eh: è america, mica italia: non fa precedente. gli rispondo. vedremo, dice don celestino con aria di sfida buttandomi un euro sul bancone e uscendo, io intanto vado a parlarne col vescovo! resto un po' a guardarlo mentre sale sulla centoventisette bianca, altra donazione del comitato, e poi sorrido riconoscendo la faccia sfregiata da una x dell'euro che avevo versato come obolo la settimana prima.
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